Published On: 24 Aprile 2014Categories: La Rivista

di Anna R. Ravenna Leonardo Magalotti

INformazione Psicoterapia Counselling Fenomenologia”, n°9-10, gennaio-dicembre 2007, pagg. 6-15, Roma

 

Introduzione

L’espressione del tragico è universale e apprezzabile in ogni cultura mentre ciò che viene considerato umoristico è locale: il suo apprezzamento è legato al periodo storico, alla struttura sociale e alla cultura del contesto.

Tullio De Mauro nel suo dizionario della lingua italiana definisce l’umorismo come la capacità di percepire e presentare la realtà mettendone in risalto, con un atteggiamento impostato al distacco critico, gli aspetti divertenti ed insoliti, talvolta assurdi.

Devoto e Oli  definiscono l’umorismo come la capacità di rilevare e rappresentare il ridicolo delle cose senza che implichi una posizione ostile o puramente divertita, ma l’intervento di un intelligenza arguta e pensosa e di una profonda e spesso indulgente simpatia umana.

Nell’Enciclopedia Treccani si legge: la facoltà, la capacità e il fatto stesso di percepire, esprimere e rappresentare gli aspetti più curiosiincongruenti e comunque divertenti della realtà che possono suscitare il riso e il sorriso, con umana partecipazionecomprensione e simpatia. Non si tratta, quindi, solo di  divertimento e di virtuoso piacere intellettuale o di aspro risentimento morale: questi sono i caratteri specifici, rispettivamente, della comicità, dell’arguzia e della satira.

In strumenti tecnologicamente avanzati (Wikipedia, http://www.wikipedia.it) troviamo l’umorismo descritto come la capacità (o la condizione di persone, oggetti o situazioni) di evocare sentimenti didivertimento e suscitare la risata.

Seppur nell’originalità e differenziazione delle rispettive definizioni, l’essenza dell’umorismo sembra risiedere nel suo legame con l’emotività, con l’istintualità dell’uomo, con la sua capacità di cogliere e riproporre la realtà in termini insoliti piacevoli ed è considerato un carattere distintivo di ciò che è umano, dunque una “porta” sulla sua specificità.

Benché siano giunti sino a noi segni che evidenziano come l’umorismo sia presente nelle società umane almeno da quando noi ne possiamo tracciare la storia, uno studio sistematico sulle sue caratteristiche storiche, strutturali e psicologiche è iniziato solo nel ventesimo secolo. Ma è stato impossibile trovare una definizione unica, sintetica e soddisfacente.

L’umorismo infatti sembra sfuggire ad ogni definizione, perché ogni definizione è rigida e ripetibile e il riso mal si coniuga con ripetitivitàrigidità, e stereotipia, piuttosto si confronta con esse facendone il suo bersaglio preferito: per sopravvivere l’umorismo ha bisogno dei suoi stessi antagonisti.

In ambito psicologico molti professionisti hanno visto (e vedono) l’umorismo e il riso comedifese/resistenze, aspetti  dannosi, o quanto meno non utili, al processo terapeutico; come indici di seduzione, aggressività mascherata, blocco del flusso delle libere associazioni, svalutazione del setting e confusione tra setting terapeutico e realtà (Kubie, 1971).

Non è così nella Psicoterapia della Gestalt. In questa’ottica l’umorismo è considerato utile, come in ogni evento della vita, per fronteggiare situazioni complesse, aprendo nuovi vertici di analisidell’esperienza senza evitare, rimuovere o bypassare la sua complessità con il silenzio o con banali battute svalorizzanti.

Tutte le interazioni terapeutiche, fondandosi su una non equilibrata distribuzione di potere, si prestano ad abusi, solo che il terapeuta e lo voglia l’altro vi aderisca, sia pure inconsapevolmente. Ma non per questo l’umorismo in sé e per sé deve essere bandito dal setting sia che provenga dal terapeuta, sia che provenga dal cliente e, ancor meno, se fa parte dello stile di entrambi.

Non si può non tener conto che l’umorismo è parte delle relazioni interpersonali ed elemento pregnante della cultura di ogni popolo. Come già ebbe a dire Klüver, la vita intera sembra essere un susseguirsi di barzellette, di cui spesso non riusciamo a riconoscere l’aspetto umoristico (in Bateson 1953, pag. 22). La comicità è dentro la vita e con la vita entra anche nella relazione psicoterapeutica che, per il paradigma gestaltico, della vita fa parte integrante.

La Gestalt, infatti, non considera il setting psicoterapeutico una parentesi, una sospensione della vita reale, ma un contesto significativo che è parte della vita delle persone in esso coinvolte, contesto in cui si svolge una relazione intersoggettiva fondata su principi che assumono funzione di paradigma per la relazione con il resto del mondo: sospensione del giudizio, rispetto e valorizzazione dell’altro, assunzione di responsabilità, creatività.

E’ per questo che il modello gestaltico richiede allo psicoterapeuta di mettere in gioco il suo stile personale attraverso il coinvolgimento emozionale in relazione con il mondo interno proprio e dell’altro ed in contatto con la connotazione emotiva delle esperienze. Non è sufficiente che queste “nuove” modalità di relazionarsi con l’altro siano comprese intellettualmente, occorre che la persona le ”com-prenda” (prenda con sé) attraverso esperienze innanzitutto sensoriali ed emotive, co-costruite in rapporto dialogico con il terapeuta. Si può giungere così ad insight che consentono di vedere la realtà da vertici diversi, a volte opposti, che rivelano la complessità del reale, o meglio della personale esperienza del reale. Nel processo psicoterapeutico si giunge così ad una consapevolezza ben diversa dalla coscienza razionale derivata da un apprendimento in senso pedagogico applicato alla risoluzione dei problemi.

Ad un’analoga consapevolezza si può giungere, secondo noi, attraverso il processo umoristico. Quella umoristica è, infatti, una consapevolezza che non si identifica per nulla con la coscienzarazionale dell’individuo, ma anzi ne frena l’abituale movimento automaticamente finalizzato,attraverso lo svelamento di diversi livelli di realtà o quanto meno di  diverse letture della realtà. L’humour così inteso non è, dunque, uno strumento ma uno stile di interazione, una caratteristica del dialogo terapeutico  che nasce dalla capacità di porsi e di porre domande sul proprio essere al mondo, domande che non hanno una risposta né univoca né “seria”, ma, a volte, possono trovarne una provvisoria e, perché no, umoristica purchè si consideri il focus dal quale la domanda è posta. La chiave interpretativa di una barzelletta può essere considerata, secondo Bateson (1953),  come la chiave di lettura dei disegni ambigui di Kohler (1929).

In ottica gestaltica, quindi, la forza dell’umorismo è guardata con grande rispetto e considerazione in particolare da chi, come lo psicoterapeuta, si muove sul delicato crinale tra ordine e caos, tracoazione e libertà, tra differenziazione e indifferenziazione.

Per uno psicoterapeuta della Gestalt un sensato interrogativo non è, dunque, se l’umorismo debba o non debba avere posto in psicoterapia ma, piuttosto, come esso possa generarsi intenzionalmente ed essere utilizzato in modo etico in relazione al contesto dato.

Secondo noi, perché si possa far uso dell’umorismo nel setting psicoterapeutico in modo proficuo edetico, è necessario che vi sia a monte una visione dell’uomo fondata su tre forti convinzioni condivise da terapeuta e cliente:

1.       la vita umana, e con essa l’universo mondo, non è riconducibile ad un metamodello che in modo lineare ne riveli/spieghi le regole di funzionamento, ma è piuttosto il risultato di incontri di esistenze, incontri ed esistenze in continuo divenire che non possono essere strutturati secondo regole poste a priori, ma il cui sapore etico deriva dall’eticità dei soggetti che si incontrano;

2.      le competenze comiche e umoristiche, sia attive che recettive, sono patrimonio di ogni essere umano; nel setting terapeutico, come in ogni aspetto della vita, occorre svilupparle ed utilizzarle in modo etico;

3.      l’eticità di ogni passaggio psicoterapeutico dipende dall’epoché (sospensione del giudizio), dalrispetto dell’altro e dall’assunzione di responsabilità che, con tempi e modalità diverse, entrambi i soggetti devono impegnarsi a prendere su di sé in modo costante e consapevole.

L’umorismo come facilitatore e promotore del passaggio tra

sistemi semplici e sistemi complessi e tra ascolto passivo e ascolto attivo

 

 

 

L’umorismo come facilitatore e promotore del passaggio tra

 

Come afferma Bateson (1972) “Il problema centrale della conoscenza è la difficoltà di tenere in debito conto e chiarire i contesti della propria percezione e valutazione”.

Sia la psicoterapia che l’umorismo necessitano di una più o meno sviluppata capacità di cogliere idiversi livelli di contestualizzazione di cui è intrisa la trama della vita umana. Il processo diricontestualizzazione che ne deriva  richiede che si sappia sorridere benevolmente delle precedenti certezze e che si riconosca la possibilità della coesistenza di molteplici “verità”. Si tratta di coltivare la flessibilità intesa come capacità di entrare ed uscire dai contesti vedendo le situazioni da diversi vertici senza che la persona li consideri polarità escludentesi a vicenda. Questo atteggiamento olistico non è facile da apprendere e da utilizzare in una cultura che tende ad ipersemplificare l’esistente per meglio poter rispondere a bisogni di certezza e di controllo, insiti nella natura umana, ma sicuramente oltremodo esasperati nell’attuale cultura occidentale.

Sviluppare l’umorismo naturale per ogni essere umano e renderlo un vero e proprio stile di vita e di interazione promuove e facilita il passaggio da una visione dell’esistente come sistema semplice ad una visione dell’esistente, e dell’esistenza, come sistema complesso (Sclavi, 2000).

 

 

Tavola 1

SISTEMI SEMPLICI

SISTEMI COMPLESSI

” Stesse cose ” –  stesso significato ” Stesse cose”  – significati differenti
Premesse implicite: uguali Premesse  implicite: diverse
Cornici (ciò che si da per scontato)  aiutano a comunicare Cornici  (ciò che si da per scontato)impediscono di comunicare
Io ho ragione, tu hai torto

(o viceversa)Tutti hanno ragione (anche chi dice che non possono aver ragione tutti)Prevedere l’arco di reazioni possibili  (controllo di primo grado)Trasformare le reazioni inattese in conoscenza (controllo di secondo grado)Mondo mono-culturaleMondo pluri-culturaleUni/versoPluri/versi

 

 

 

Tavola 2

                                            ASCOLTO

 

Passivo – rispecchia la realtà Attivo– costruisce la realtà
Statico – unica prospettiva giusta Dinamico – pluralità di prospettive
Controllato – incidenti  di percorso e imbarazzi: negativi Goffo – incidenti di percorso

e imbarazzi:positiviOggettivo: sìOggettivo: no, possibilista

Soggettivo: noIntersoggettivo: né soggettivo, né oggettivoNeutralizzante le emozioni.Centralità delle emozioni

 

Punti di contatto tra umorismo e Gestalt

 

 

 

 

Metacomunicazione: questo è un gioco/questa è una psicoterapia.

Regole: non solo disciplinano, ma danno vita all’esistenza stessa del contesto; paradossalmente possono essere ridefinite ma, dall’interno del contesto e consensualmente, la loro non osservanza vanifica il contesto stesso (non si tratta più di gioco, non si tratta più di terapia).

Relazione: disponibilità a stare dinamicamente in piena libertà all’interno di una cornice condivisa anche se è possibile ristrutturarla nel rapporto dialogico.

Prospettiva di partenza: fiducia della non pericolosità del “gioco”, cornice di riferimento molto stretta, esclusiome di  altre prospettive, rigidità.

Prospettiva in itinere: interesse e attenzione condivisi, creazione di situazioni emotivamente connotate, allargamento della focalizzazione, esperienza di vertice (climax) con irruzione intuitiva e repentina di una nuova visione della situazione (insight).

Prospettiva finale: ristrutturazione creativa del campo.

Elementi caratteristici dei due contesti:

1. Dinamica figura/sfondo

2. Diverse focalizzazioni e incongruenze come elementi di valore

3. Epoché (sospensione del giudizio)

4. Importanza del tutto (senso) più che delle parti (significato)

5. Trasgressione ed esperienza trascendente

6. Apertura all’imprevisto, creatività versus ripetitività

 

Seguono alcune storielle umoristiche per illustrare i punti di cui sopra.

 

Barzellette

1. Se parli con Dio stai pregando. Se Dio parla con te, sei uno schizofrenico.

 

2. Si racconta che Picasso, in treno, fu interpellato da uno sconosciuto che gli chiese con aria di sfida:    “perché non dipinge le cose così come sono?. Picasso rispose mitemente che non capiva bene il senso di quella domanda; allora lo sconosciuto estrasse dal portafogli una foto di sua moglie. “Voglio dire questo” rispose. “Ecco, mia moglie è cosi”. E Picasso con un colpetto di tosse imbarazzato: “E’ piccolina, no? E anche un po’ piatta…” “Il problema centrale della conoscenza è la difficoltà di tenere in debito conto e chiarire i contesti della propria percezione e valutazione” (Bateson): la ricontestualizzazione richiede che si sorrida benevolmente delle precedenti certezze e che si riconosca al tempo stesso che abbiamo ragione entrambi e che non possiamo aver ragione entrambi; così è l’umorismo, un mettersi dentro per trarsi fuori.

 

3. Non preoccuparti se sei un cleptomane. Puoi sempre “prendere” qualcosa per curati.

 

4. Due giovani monaci studiavano in seminario, ed entrambi erano incalliti fumatori. Il loro problema era: “Posso fumare mentre prego?”. Non riuscendo a risolverlo, decisero di rivolgersi ai loro superiori. Più tardi, uno chiese all’altro che cosa gli avesse detto il superiore. “Sono stato rimproverato aspramente solo per aver parlato del fatto”, disse il primo. “Ed il tuo superiore, cosa ti ha detto?”. “Il mio fu molto compiaciuto”, disse il secondo. “Mi ha detto che facevo benissimo. Ma dimmi, che domanda gli hai fatto?” “Gli ho chiesto se posso fumare mentre prego.” “Te la sei voluta tu. Io gli ho chiesto: posso pregare mentre fumo?”

 

5. Cosa direbbe Freud se fosse ancora vivo? Beh’… Come sono longevo!  (Alessandro Bergonzoni)

 

 

6. Era uscito di testa e, quel che è peggio, si era dimenticato le chiavi.

 

7. Pierino: “Mamma, è vero che quando si muore si diventa polvere?”

“Si”, risponde la mamma

“Allora sotto il mio letto ci sono un sacco di morti.” replica Pierino.

 

8. Una giovane porta a casa il fidanzato per presentarlo ai genitori. Dopo cena, la madre chiede al padre di farsi un’idea sul giovane. Il padre invita il fidanzato nel suo studio per un drink. “Che progetti hai?” chiede il padre al giovane. “Sono uno studente di teologia” risponde. “Già, uno studente di teologia” dice il padre “ammirevole, ma cosa farai per provvedere a mia figlia ed a farla vivere come è abituata?” “Studierò” dice il giovane “e il Signore provvederà a noi”. “E come farai a comprarle il meraviglioso anello di fidanzamento che si merita?” chiede il padre.”Mi concentrerò negli studi” risponde il giovane “e il Signore provvederà a noi”. “E i figli?” chiede il padre “Come li manterrete?” “Non tema, il Signore provvederà a noi” risponde imperterrito il fidanzato. La conversazione continua, e ad ogni domanda il giovane idealista risponde che il Signore provvederà.     Più tardi, la moglie chiede al marito “Com’è andata, tesoro?” Egli risponde sconsolatamente: “Le cattive notizie sono che non ha lavoro e non ha alcuna intenzione di trovarlo. Le buone notizie sono che pensa che io sia Dio.”

 

3. Quali sono le condizioni indispensabili per la sopravvivenza della razza umana? “cibo, acqua, e senso dell’umorismo”

“E il sesso?”

“E’ li che ci vuole senso dell’umorismo!!”

 

4. Un giorno, nel giardino dell’Eden, Eva disse a Dio… “Signore, ho un problema”. “Che problema, Eva?” “Signore, so che mi hai creata e che hai provveduto per questo giardino bellissmo, e per tutti questi meravigliosi animali, e quell’allegro e buffo serpente… ma io non mi sento davvero felice”. “Come mai, Eva?” fu l’immediata replica dell’altro. “Signore, mi sento sola. E sono proprio stufa delle mele…”. “Bene, Eva, in questo caso ho una soluzione. Creerò un uomo per te”. “Che cos’è un “uomo”, Signore?” “questo “uomo” sarà una creatura difettosa, con molti aspetti negativi. Mentirà, ti prenderà in giro e sarà vanaglorioso, in pratica ti darà un sacco di problemi. Sarà più grande di te e più veloce, e amerà cacciare e uccidere. Avrà uno sguardo scioccamente curioso, ma visto che ti stai lamentando, lo creerò in modo che possa soddisfare le tue necessità. Sarà scarso di intelletto e si impegnerà in occupazioni infantili come la lotta o prendere a calci una palla. Non sarà molto sveglio ed avrà spesso bisogno dei tuoi consigli per pensare correttamente”. “Sembra una cosa divertente!” commentò Eva ammiccando ironicamente. “Dove sta la fregatura?”. “Beh… lo puoi avere ad una condizione…”. “Quale?”. “Come ti ho detto, sarà orgoglioso, arrogante e autocompiacente… perciò dovrai fargli credere che è stato creato lui per primo, però ricorda… è il nostro segreto…da donna a donna!”.

 

5. Vienna 1939, stazione ferroviaria. Agenti della Gestapo accompagnano Freud, sua figlia Anna e poche altre persone a prendere il treno che lo porterà in esilio a Londra. Poco prima di salire in vettura il capo del drappello della Gestapo chiede a Freud di apporre una firma in calce ad una dichiarazione in cui un noto piscanalista sottoscriva di non aver subito mai alcuna vessazione da parte della Gestapo. Sigmund Freud prima della firma aggiunge questa breve frase: Posso vivamente raccomandare la Gestapo a chicchessia”.

 

6. Lo psichiatra della marina stava visitando un potenziale futuro marinaio. Chiese alla giovane recluta: “Cosa faresti se ora, affacciandoti alla finestra, vedessi una nave da guerra che si avvicina lungo la strada?”. “Sparerei un siluro e la affonderei!”. “E dove andresti a prendere il siluro?” “Nello stesso posto in cui lei è andato a prendere la nave!”

 

Cos’è una psicoterapia? Una serie di interazioni incorniciate dal metamessaggio: questa è una terapia. Perchè colui che entra in questa relazione nel ruolo di professionista possa legittimamente inviare questo metamessaggio occorre che risponda ai requisiti previsti dalla legge (legalità) per l’esercizio di questa professione e che sia in grado di portare avanti il dialogo terapeutico (etica) uscendo dalla banalità o dal minimalismo della comunicazione quotidiana. Ma questo è anche il compito dell’umorismo ritualizzato, di una parentesi di gioco convenuta tra le due parti, definita socialmente. In psicoterapia l’umorismo non è ritualizzato, non è introdotto da un rituale di apertura tipo: “La sai l’ultima sui carabinieri?”. E’ un umorismo transcontestuale, un inatteso cambiamento di scena che costituisce una risorsa strategica della comunicazione terapeutica la cui valenza ludica è ben profonda. Questo tipo di umorismo richiede un costante impegno a stare in una relazione empatica ed etica.

 

Alcuni punti di riferimento per un atteggiamento  eteeticoumoristico etico

 

 

 

 

 

–  Non smarrire mai la distinzione tra riso di derisione e riso genuinamente umoristico. Ridere con l’altro e mai ridere dell’altro e un’impostazione che aiuta a non uscire dall’eticità della relazione.

–  Ridere per primi di se stessi e della propria onnipotenza;

– Smontare l’immagine della seriosità del setting senza banalizzarlo e squalificarlo.

Il problema è serio la sofferenza è seria, il terapeuta è serio, il lavoro è serio; se questa diventa una posizione rigida si entra in una visione psicopatologica del malessere così lontana dalla visione esistenziale che invece presuppone che la vita non si lascia imbrigliare in stretti confini e in definizioni.

–  Ridere insieme crea alleanza. Si può ridere con l’altro in maniera divertente e costruttiva solo dopo aver fondato una buona alleanza terapeutica. Siamo in un paradosso: anche attraverso il riso nelle sue forme più leggere e divertenti si contribuisce a creare legami interpersonali/alleanza. Chi nasce prima  l’uovo o la gallina?

–  Aiutare l’altro a sviluppare la fiducia in se stesso e la sensibilità per riuscire a percepire nelle proprie difficoltà anche le note comiche (sensibilità di cui parla Pirandello e per la quale si accede al sentimento del contrario e al vero umorismo).

La persona acquisirà così una percezione di sè e della vita, sua e degli altri, molto più flessibile ed efficace  in quanto libera almeno,  in parte, dalla rigidità e dalla  stereotipia delle risposte abituali; in una parola, uno spazio di vita libero da nevrosi.

Il cambiamento non è assolutamente facile e richiede di attraversare quel territorio minaccioso  chiamato  “caos” dove il pensiero diventa impossibile, ma dove la creatività ha le sue radici.

Negli esseri umani riso, orgasmo/estasi e dolore profondo sono tre dimensioni accomunate da una natura ineffabile, alla cui conoscenza non si accede attraverso un atto di pensiero, ma esclusivamente attraverso l’esperienza diretta ed in un rapporto empatico con l’altro in un ottica pienamente fenomenologico-esistenziale della relazione.

 

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