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GESTALT E LETTERATURA – Le memorie di Adriano

Lunedì 12 marzo 2018 (21.00)

PRIMO INCONTRO DEL CICLO
GESTALT E LETTERATURA
Vi invitiamo alla prima serata del ciclo di incontri dedicati a LETTERATURA E GESTALT
Saranno serate di presentazione di testi di letteratura, commentati alla luce del modello della Gestalt.
I romanzi offrono uno sguardo sull’esistenza, portano l’attenzione su luci e ombre del vivere, su temi che riguardano l’umanità in cammino, che cerca, indaga, sente e riflette sulla propria esperienza di vita nel mondo.

LE MEMORIE DI ADRIANO

di Marguerite Yourcenar (1951)
con
PAOLO QUATTRINI
psicologo, psicoterapeuta della gestalt

Animula vagula blandula
Hospes comesque corporis
Quae nunc abibis in loca
Pallidula rigida nodula
Nec ut soles, dabis iocos.
Piccola anima smarrita e soave,/compagna e ospite del corpo,/ora t’appresti a scendere in luoghi/incolori, ardui e spogli,/ove on avrai più gli svaghi consueti

Animula vagula blandula è il primo verso di una poesia scritta dallo stesso Adriano che Yourcenar riporta in prosa alla fine del quinto capitolo.

«Il vero luogo natio
è quello dove per la prima volta
si è posato uno sguardo consapevole su se stessi:
la mia prima patria sono stati i libri»
Eclettico, versatile e multiforme è il giovane Adriano: uomo assetato di conoscenza e allo stesso tempo dotato di virtù pratiche; animo raffinato e sensibile ma capace di atti crudeli, spirito inquieto, attratto dal mistero. In questo capitolo Adriano rivela al lettore i suoi gusti letterari e filosofici. Definisce la conoscenza della poesia inebriante quanto quella dell’amore; ringrazia anche il suo precettore per averlo costretto a studiare il greco: ha amato quella lingua e ritiene che «quasi tutto quel che gli uomini han detto di meglio è stato detto in greco. […] L’impero, l’ho governato in latino; in latino sarà inciso il mio epitaffio, sulle mura del mio mausoleo in riva al Tevere; ma in greco ho pensato, in greco ho vissuto». È durante la giovinezza che Adriano mette a fuoco la propria idea di libertà: una sorta di tecnica in grado di rendere l’uomo libero e dunque potente. Dapprima egli ricercò una libertà fatta di vacanze e di tempo libero; poi mirò a una libertà in cui fossero possibili due condizioni allo stesso tempo, un modus vivendi per il quale adempiere perfettamente al compito più gravoso senza impegnarsi interamente in esso; in seguito tentò una libertà a ritmo alterno e con essa la possibilità di interrompere un compito e poi riprenderlo senza sentirsi schiavo di esso; infine, raggiunse la libertà più importante di tutte, quella di assentire: accettare l’imprevisto, il disagio, la sciagura cercando di trarne giovamento e volgendolo al positivo. «E in questo modo» afferma Adriano «con un misto di riserva e di audacia, di sottomissione e di rivolta ben concertate, di esigenze estreme e di concessioni prudenti, ho finito per accettare me stesso».

Ricordiamo che la partecipazione alle serate
del ciclo GESTALT E LETTERATURA
sono gratuite
La prenotazione è obbligatoria.
Per prenotarsi è sufficiente inviare una mail o un sms:
valentina.barlacchi@gmail.com — 3492394661

Prenotati!

 

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LETTERA ALLA MADRE

LUNEDì 14 MAGGIO A FIRENZE (ore 21.00)

dal romanzo di Edith Bruck
adattamento e regia
Alessandra Bedino

con Alessandra Bedino e
la musica dal vivo di
Claudia Bombardella

 

 

 

 

 

“ Cara madre, carissima madre, madre adorata,
madre sconosciuta, madre sempre in collera,
madre di tanti figli, madre cenere, madre…
Come posso chiamarti?
Non le ho mai scritto…
Scrivere a una morta è da pazzi”.

La scrittrice ungherese Edith Bruck, nel 1988, al culmine della sua carriera di scrittrice e regista, inizia a scrivere una lettera a sua madre, morta ad Auschwitz nel lontano maggio 1944.
Una donna ferita e allo stesso tempo invincibile, che ancora si interroga sul proprio destino di bambina ebrea trascinata a forza nel lager e sopravvissuta ai suoi cari, su un Dio che sembra essere sempre troppo lontano, su uno Stato, quello d’Israele, che sembra non aver imparato niente dalla sua stessa storia.
E’ una lunga impossibile lettera.
Un atto d’accusa e una disperata richiesta d’amore. Lite e riconciliazione, ribellione e preghiera.
Cinquant’anni dopo.

In scena l’attrice Alessandra Bedino e la musicista polistrumentista Claudia Bombardella intrecciano parole, musica, canto, lingue diverse, per un viaggio indietro nel tempo e dentro l’anima umana.
Durata 50 minuti
fascia d’età : 13/18 anni

Da un’intervista a Edith Bruck:

“E’ un dialogo postumo, un dialogo mancato nell’infanzia, perché la figura materna per me è molto importante, perché da bambina mi sentivo incompresa, ferita, non amata. Io allora non capivo perché mia madre non ci dava retta, oggi lo capisco.(…)Era molto facile che lei si arrabbiasse, che ci dicesse di no, che alzasse la mano, perché era una donna disperata con tutti quei figli affamati che chiedevano e lei non poteva dare nulla e quindi è stata un’infanzia conflittuale con una mamma, da cui una bambina si aspetta tutto, è il suo amato mondo. Dai miei genitori non ho mai sentito una favola, non ho mai giocato con loro e nel libro divento io sua madre e finalmente parliamo e lei deve ascoltarmi per forza. (…) Sicuramente avevo bisogno di ricostruire il nostro rapporto, rappacificarmi con lei e con me stessa bambina ferita”.

BIOGRAFIA
EDITH BRUCK nasce in un piccolo villaggio ai confini dell’Ucraina in una numerosa e poverissima famiglia ebrea. Dopo l’internamento da bambina in diversi campi di concentramento nazisti (Auschwitz, Dachau e Bergen-Belsen), come racconta nelle sue memorie, persi i genitori a 12 anni, vive viaggiando in diversi Paesi europei, dove fa la ballerina, l’assistente di sartoria, la modella, la cuoca e la direttrice di un salone di bellezza. Si stabilisce per alcuni anni in Israele e poi dal 1954 in Italia dove conosce Montale, Ungaretti, Luzi e stringe amicizia con Primo Levi, che la sollecita a ricordare la Shoah.
A Roma inizia un lungo sodalizio sentimentale e artistico con il poeta e regista Nelo Risi (che nel 1966 ha tratto il film Andremo in città, con Geraldine Chaplin e Nino Castelnuovo, dal romanzo omonimo di lei) e inizia a scrivere adottando la lingua italiana. Collabora con alcuni giornali, fra cui Il Tempo, il Corriere della Sera e Il Messaggero, intervenendo in diverse occasioni intorno ai temi dell’identità ebraica e della politica di Israele. Le sue opere sono pubblicate da Lerici, Guanda, Longanesi, Marsilio, Bompiani. Ha tradotto Gyula Illyés, Ruth Feldman, Attila József e Miklós Radnóti.
Si cimenta anche nella regia, girando il film Improvviso (1979), e più tardi il film per la televisione Un altare per la madre (1986), tratto dall’omonimo romanzo di Ferdinando Camon. Collabora alla sceneggiatura del film Fotografando Patrizia (1984) di Salvatore Samperi e gira qualche documentario di viaggio.
Vive a Roma.

Restate con noi a fine spettacolo
per un brindisi insieme alle artiste
I posti sono limitati
Per partecipare è obbligatoria la prenotazione.
È gradito un contributo di 10 euro
Per prenotarsi:
valentina.barlacchi@gmail.com — 349 2394661

Prenotati!

 

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IL MIO CORPO E’ UN’ OPERA D’ ARTE

PROGETTO WOMEN LIFE LOVE
Dal cancro al burlesque

Firenze 5 Marzo ore 21.00

La malattia è un’ esperienza di conoscenza, che ci mette inevitabilmente di fronte alle nostre debolezze, ma che ci fa scoprire o riconfermare i nostri punti di forza. La malattia è un’esperienza di rinnovamento che ci aiuta a capire cosa vogliamo ancora e cosa non vogliamo più. La malattia è un’esperienza affettiva che ci fa incontrare nuove meravigliose persone e perderne altre. La malattia è un’esperienza di trasformazione, che ci impone di amare un corpo diverso. La malattia è una esperienza in cui si prova paura, gioia, rabbia, dolore, sorpresa. La malattia è un’esperienza in cui a volte ci sentiamo estremamente soli e a volte sentiamo la presenza affettuosa degli altri. La malattia è un’esperienza che ci offre tanti momenti di condivisione con altre persone, che la stanno vivendo come noi. La malattia è tutto questo e tanto altro ancora. Tutto quello che abbiamo temuto o sperato, sognato o realizzato è per tutte noi molto importante. Tutto quello che abbiamo temuto o sperato, sognato o realizzato lo dobbiamo trattare con grande rispetto. Tutto quello che abbiamo temuto o sperato, sognato o realizzato lo possiamo fare conoscere agli altri: far vedere e sentire che la malattia è una esperienza complessa, sfaccettata, dirompente, una cosa intima e una rivoluzione. (Francesca Sanità)

L’idea del progetto Women Life Love è nata durante la malattia di Francesca. Nella primavera del 2012 scopre di avere un carcinoma al seno. Come molte altre donne inizia i percorsi di riabilitazione del Ce.Ri.On., indispensabili per lei nel periodo delle cure e dopo. Grazie alla malattia ribalta la sua vita: il suo lavoro consiste nel condurre laboratori di teatro sociale, lascia l’associazione fondata molti anni prima e insieme a persone a lei molto care dà vita ad Arbus, Associazione di Promozione Sociale. Pensa ad un progetto, a qualcosa che la proietti in un futuro: la volontà è quella di trasformare l’esperienza della malattia in altro, in qualcosa di vitale, emozionante, bello e di condividere questa trasformazione con altre donne, donne della stessa famiglia, sorelle e di portare al pubblico un’ idea diversa della malattia oncologica. Parla di questa sua forte necessità con l’amica Alessandra Gori psicologa, psicoterapeuta conduttrice dei gruppi di teatro-terapia e con le due responsabili del Ce.Ri.On. Maria Grazia Muraca medico chirurgo e Giovanna Franchi psiconcologa, professionisti di riferimento di Francesca. Nasce così “Women life love. La malattia oncologica come esperienza di vita” laboratorio e spettacolo teatrale con pazienti oncologiche. Il desiderio di realizzarlo è febbrile ma si scontra con la realtà, fino a quando Maria Grazia e Giovanna non mettono in contatto Francesca con Michele Di Grande. Michele, neurologo la cui esistenza è dedicata al ricordo della cara moglie Carla, si entusiasma e prende a cuore “Women life love”. Siamo pronte: Alessandra con l’aiuto delle volontarie di Donna come Prima contatta tutte le signore che hanno partecipato ai gruppi di teatro-terapia del Ce.Ri. On.. A Villa delle Rose dedichiamo un pomeriggio alla presentazione del progetto; facciamo degli incontri individuali con le pazienti che desiderano seguire questa avventura e nel maggio del 2015 partiamo! Francesca conduce il laboratorio, pensa allo spettacolo; iniziamo le prove, supportata da Alessandra, che ogni mese incontra le “attrici” per discutere e riflettere su ciò che viene messo in campo. Alessandra segue gli aspetti psicologici del progetto e somministra dei questionari che misurano qualitativamente uno degli obiettivi di “Women life love”: trasformare un’esperienza traumatica e subita, in occasione per sensibilizzare il pubblico al tema della malattia oncologica e alla prevenzione.
E’ nato così IL MIO CORPO E’ UN’OPERA D’ARTE ed è nata così La cooperativa delle soubrettes, un gruppo di donne che hanno fatto insieme questo percorso, che hanno voluto provare a trasformare la loro esperienza di malattia in altro. E’ stato ed è un percorso molto intenso, emozionante, in alcuni momenti difficile e spesso, spessissimo molto divertente. Abbiamo avuto la fortuna di ridere e piangere di tutto ciò che ci è successo e ci sta ancora succedendo. Con noi sono
state Alessandra Gori che ci ha “ricompattate” nei momenti più complicati e Roberta Lovino che ci ha fotografate. Per la realizzazione di questo spettacolo abbiamo avuto la fortuna di avere anche il preziosissimo contributo di Chiara Guarducci, Marco Ulivieri, Leonardo Granchi, Lorenzo Marini, Marco Falai, Viola Panik che hanno messo a nostra disposizione la loro professionalità con grande attenzione e amore.
Dal 2014 al 2017 ci siamo incontrate ogni settimana, inizialmente per conoscerci, poi per trovare un modo di rappresentare tutto quello che mettiamo in scena con IL MIO CORPO E’ UN’ OPERA D’ARTE, infine per provare, provare e riprovare, preparare le repliche e portare avanti il nostro spettacolo che è arrivato alla nona rappresentazione e che è stato visto da 2000 persone. Uno spettacolo che dopo il preziosissimo sostegno di Michele Di Grande e dei contributi di Ispo e Lilt si sta autofinanziando grazie alla partecipazione degli spettatrice vengono ad assistere allo spettacolo.
La malattia oncologica è stata al centro del nostro lavoro, la malattia nei suoi mille aspetti, con tutte le sue sfaccettature, la malattia con tutte le persone che ci ruotano intorno; abbiamo provato ad affrontare ciò che è emerso dai nostri vissuti, dalle nostre riflessioni e dai nostri racconti, abbiamo provato a metterlo fuori da noi a dargli una forma, a renderlo comunicabile, visibile, percepibile.

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La casa dei desideri – Costellazioni Familiari Fenomenologiche

Firenze 24 Marzo ore 10-18

con Shobha Arturi

“Detto questo, è inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le città felici o tra quelle infelici. Non è in queste due specie che ha senso dividere la città, ma in altre due: quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati.”

Italo Calvino, Le città invisibili

 

Come tenere il filo delle proprie origini senza esserne imbrigliati, ma al contrario come farne fondamenta per costruire la nostra casa dei desideri? Come fare dei dolori che intessono le nostre storie il fertilizzante su cui fare crescere fiori, piante, sogni?

Le Costellazioni familiari fenomenologiche sono uno strumento per ampliare la comprensione delle nostre relazioni primarie, delle tradizioni e dei mandati familiari spesso impliciti e non detti. Una comprensione che è un prendere dentro sé, con un coinvolgimento affettivo e insieme pacato reso possibile da uno sguardo più ampio che guarda indietro e lontano per riguardare avanti verso ciò che vogliamo fare e realizzare in questa nostra unica e preziosa vita.

Le Costellazioni sono anche un modo per far parlare i propri desideri, le diverse voci interne, a volte inascoltate e a volte in conflitto che indicano una traiettoria e una direzione su cui muoversi per dare senso al proprio vivere.

 

 

Shobha G.Arturi laureata in medicina e chirurgia, specializzata in Agopuntura e Psicoterapia della Gestalt. Formata in Costellazioni Familiari, Danza Terapia e come conduttrice di tecniche di meditazione. Docente presso l’Istituto Gestalt di Firenze, l’Istituto Gestalt Romagna e la Scuola di Counselling a Mediazione Artistica Azioni e Contaminazioni di Firenze.

I posti sono limitati, occorre prenotare. Tel 3402298544

Passato, presente, futuro

Costellazioni Familiari Fenomenologiche

Shobha Arturi

Firenze 27 gennaio 2018

 

Arrivando a ogni città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d’avere: l’estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t’aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti ”  

 Italo Calvino, Le città invisibili.

 

Il passato delle nostre vite, le storie, le leggende e i miti che si tramandano nei nostri gruppi di origine ci contraddistinguono in modo unico ed irripetibile. Ognuno sta al mondo con una narrazione della propria vita a volte nota e a volte ignota, fatta quest’ultima di impliciti, segreti, storie nascoste che condizionano con la loro forza di attrazione il nostro presente e il nostro futuro. Come se il viaggio che via via facciamo della nostra vita ci sottoponesse capitoli rimasti in sospeso e ci invitasse a leggerli, comprenderli, amarli, per poterli lasciare alle spalle e inaugurare nuove vie, non separate dal passato che abbiamo, ma neanche unicamente ripetitive.

Il lavoro con le Costellazioni Familiari Fenomenologiche rende visibile l’invisibile, le relazioni e le storie che ci appartengono e che non sappiamo più di avere, guardando nel presente al passato, per rivolgerci verso un futuro aperto.

Shobha G.Arturi laureata in medicina e chirurgia, specializzata in Agopuntura e Psicoterapia della Gestalt. Formata in Costellazioni Familiari, Danza Terapia e come conduttrice in tecniche di meditazione. Docente presso l’Istituto Gestalt di Firenze, l’Istituto Gestalt Romagna, e la Scuola di Counselling a Mediazione Artistica Azioni e Contaminazioni di Firenze.

I posti sono limitati, occorre prenotare. Tel 3402298544

 

IL CONTATTO NELLA GESTALT

OPEN DAY ISTITUTO GESTALT FIRENZE

CON PAOLO QUATTRINI

Direttore dell’Istituto
Le iscrizioni alla scuola di specializzazione quadriennale in Psicoterapia della Gestalt per medici e psicologi sono ancora aperte
Evento gratuito, prenotazione obbligatoria
Per prenotarsi è sufficiente inviare una mail o un sms:
valentina.barlacchi@gmail.com — 3492394661
 
Sede IGF – Fondo Arti e Gestalt
via del Guarlone, 69 – FIRENZE

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ESPERIENZE DI CONTATTO E GIOCO

Lunedì 27 novembre 2017 (21.00)

con SILVIA GIANI

psicologa, psicoterapeuta della gestalt

Una serata per sperimentare la leggerezza di stare insieme in un contatto ludico con se stessi e gli altri. Sarà un incontro fondamentalmente esperienziale e anche un po’ all’insegna del non senso, per poi ritrovarlo avendolo perso.
Si consigliano vestiti comodi e idee stravaganti.

La partecipazione alle serate di sensibilizzazione e agli Open Days IGF e Scuola di Arti e Gestalt è gratuita, la prenotazione è obbligatoria.
Per prenotarsi è sufficiente inviare una mail o un sms:
valentina.barlacchi@gmail.com — 349.2394661
Le serate si svolgeranno alla
Sede IGF – Fondo Arti e Gestalt
via del Guarlone, 69 – FIRENZE

TAIJI QUAN e QI GONG

Lunedì 13 novembre 2017 (21.00)

con SILVIA DAL CONTE

Imparare a ritrovare le proprie radici e l’intenzione dove c’è consapevolezza invece di controllo, per imparare a riconoscere ciò che pensiamo, sentiamo e proviamo e metterli in un gesto che trova la sua armonia.
“Guidare il Qi (energia), permettergli di entrare profondamente (con l’inspirazione) e di
raccogliersi (in bocca). Come si raccoglie, si espande; una volta espanso, sprofonderà giù. Quando sprofonda giù, si riposa e si stabilizza. Quando il Qi è stabile, comincia a germogliare e a crescere. Come cresce si puo’ spingere in alto e così raggiungere la corona della testa”.
Il TAIJI QUAN e il QI GONG coltivano questa energia, la
accumulano e la utilizzano per migliorare lo stato di benessere fisico e mentale. La colonna vertebrale diventa il perno del movimento a spirale che porta fluidità e continuità ai movimenti e al fluire dell’energia interna, simile al “movimento di un filo di seta che viene srotolato da un bozzolo”. L’intenzione è ciò che tiene lontano il rischio di cadere nella meccanicità e nel controllo del movimento e nel semplice sforzo muscolare.

La partecipazione alle serate di sensibilizzazione e agli Open Days IGF e Scuola di Arti e Gestalt è gratuita, la prenotazione è obbligatoria.
Per prenotarsi è sufficiente inviare una mail o un sms:
valentina.barlacchi@gmail.com — 349.2394661
Le serate si svolgeranno alla
Sede IGF – Fondo Arti e Gestalt
via del Guarlone, 69 – FIRENZE

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