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L’estate dell’IGF

Pubblicato il 12 settembre 2012

L’estate che sta terminando è stata per il nostro Istituto piena di esperienze al tempo stesso impegnative ed emozionanti.

Dal 22 al 27 luglio Anna Ravenna ha preso parte alla 30° edizione del Convegno Internazionale di Psicologia “Psychology saving Humanity” tenutosi a Cape Town, presentando un contributo dal titolo  “Counselling for the dying process” di cui trovate di seguito qualche passaggio della traduzione Italiana.

Da “LA RELAZIONE D’AIUTO NEL PROCESSO DEL MORIRE

Di Anna Rita Ravenna

«Molto ho “compreso” accompagnando persone che hanno richiesto la mia presenza professionale nel processo del morire in questa fase così delicata della loro vita. Uso la parola “compreso” non nel senso di una conoscenza razionale, piuttosto nel senso di aver “preso con me”, per me di aver assimilato esperienze intime e personali. Il modo di sparire agli occhi delle altre esistenze ha un rapporto specifico con la filosofia della vita e della morte che ogni persona possiede, anche se in maniera implicita. Queste esperienze così particolari mi hanno aiutato ad aprire orizzonti nella mia visione della vita e della morte.

Qualsiasi sia l’ambito nel quale lo psicologo operi è opportuno che sia consapevole che vivere conduce inevitabilmente alla morte e, in questa ottica, la professione richiede  di approfondire la comprensione delle reazioni adattative e disadattative allo stress per potenziali ed attuali malattie gravi per il processo di invecchiamento quali cornici implicite o esplicite di ogni altro problematica umana.
Formarsi a questa specifica competenza permette inoltre agli psicologi di accompagnare le persone verso la morte e di aiutare coloro che devono affrontare  severe minacce alla qualità della vita, non solo alla vita stessa (diagnosi di cancro, sclerosi laterale amiotrofica-SLA,  Acquired Immune Deficiency Syndrome-AIDS, trapianti d’organo, ma anche perdita di identità per emigrazioni, guerre, disastri naturali …).

Cosa aiuta le persone a vivere l’angoscia dell’attesa, il dolore della separazione, la paura della morte? La condivisione dei sentimenti, le risonanze di senso e di rispetto di ciascuna individualità valori significativi nell’accompagnamento del morente all’interno del contesto familiare. Il nodo fondamentale della formazione degli psicologi ma anche di tutti gli operatori sanitari, non è l’acquisizione di teorie e tecniche in ambito psicologico, né la conoscenza dei processi fisiopatologici che accompagnano la malattia e la terapia e poi, di nuovo, la malattia sino alla fase che precede la morte. Il nodo cruciale della loro formazione riguarda la modalità con la quale ogni professionista in questo campo si presenta e si relazione, modalità che trova fondamento nella sua personale sensibilità così come si è andata plasmando attraverso l’esperienza, nella sua formazione culturale e professionale e nella sua disponibilità verso qualunque declinazione dell’esistenza umana. Nell’incontro con la persona sofferente gli operatori sanitari ed ancor più gli psicologi non possono non portare se stessi  e il loro stile relazionale e questo fa sì che, secondo il modello della Psicoterapia della Gestalt, ogni formazione alla relazione d’aiuto non possa che essere una formazione personale mirata allo sviluppo della coscienza  fenomenologica, intesa come capacità di sentire quello che “si prova ad essere se stessi”, la persona che si è nel qui ed ora del contesto dato (B. Callieri, 2002).

Solo negli ultimi anni inizia a farsi strada il principio che compito dei curanti non sia solo il prolungamento della vita quanto il sostegno  e la ricerca della miglior qualità di vita possibile per quella specifica persona, nella situazione data, sino all’ultimo giorno.

Occorre che lo psicologo sia in grado di interrogarsi, sperimentarsi e rischiare, consapevole dei propri limiti umani (personali e professionali), dei propri sentimenti (angoscia dell’ignoto, dell’inesplicabile), delle  proprie emozioni (dolore per la perdita, senso di impotenza) e dei propri valori (visione e senso della vita).

Occorre che ogni psicologo sia addestrato a sospendere l’adesione a schemi conoscitivi precostituiti, a vivere i fenomeni psichici propri ed altrui come rivelazioni soggettive irriducibili ed originarie, a sentire e vivere riflessivamente su di sé gli accadimenti, senza pretendere di dominarli tecnicamente attraverso prassi terapeutiche che escludono ogni intenzionalità ed ogni autenticità della relazione.

Questa esperienza relazionale, è bene ripeterlo, non può essere data a priori, non può avere un significato compiuto, assoluto, precostituito, ma acquista senso nel momento stesso della sua espressione resa possibile dall’autenticità della relazione nel qui ed ora, una relazione intessuta di presenza, ascolto e condivisione portatrice di benessere tanto quanto o, forse di più, di ogni altro atto “curativo”.

Per sostenere l’esperienza di essere compagno di strada di una persona che sta vivendo il processo del morire come esperienza totalizzante, non è necessario avere un’analoga visione della vita e della morte, occorre saper rispettare la visione dell’altro, esserci ed accompagnare senza nessuna intenzione di “guidare”.

In qualsiasi contesto, essere presenti all’altro possiamo considerarlo un’ arte, un’arte che non si insegna, ma, pur tuttavia, si impara attraverso percorsi di “iniziazione” che implicano una costante riflessione critica sull’esperienza, sulla condivisione, sul confronto e, soprattutto, sulla compassione per sé e per l’altro.

Volendo accompagnare le persone in questo cammino, sarà necessaria una presenza consapevole del fatto che la morte, questo evento inevitabile ultimo ed irripetibile, è quello che dà significato ad ogni esistenza umana».

 

Dal 10 al 18 agosto, inoltre, Anna Ravenna e Paolo Quattrini sono stati ospiti a Rio de Janeiro del Centro de Gestalt –Terapia Sandra Salomao dove si è tenuta una settimana intensiva di lavori.

Vi alleghiamo la locandina dell’evento e alcuni scatti effettuati durante la permanenza a Rio.

Il programma delle giornate

 

 

Paolo e Sandra
Anna e Paolo a Rio
Sandra e Anna durante i lavori
Anna Ravenna e gli allievi del Centro de Gestalt –Terapia Sandra Salomao
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