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In ricordo di Bruno Callieri di Anna R. Ravenna

Pubblicato il 10 febbraio 2012

 

E’ morto Bruno Callieri,
uomo buono e giusto ancor prima che pensatore raffinato e affascinante didatta. Ogni incontro con lui è stato per me, e poi per gli allievi del nostro Istituto, un viaggio affascinante e a tutto tondo nella cultura del XX secolo.
Nel suo parlare si intrecciavano sempre analisi profonde dei più diversi aspetti della condizione umana e riferimenti culturali preziosi da lui offerti, a noi assetati di sapere, con l’entusiasmo e la modestia che sempre lo hanno contraddistinto.
La chiarezza del suo discorso, attraverso una pregnanza argomentativa, accompagnava l’ascoltatore o il lettore sino all’intimità dell’esperienza e dei vissuti nell’incontro con l’Altro sino alle modalità di essere dell’uomo nel mondo ‘in qualunque forma clinica esso sia imprigionato’.
Non sembra azzardato affermare che ripercorrere la vita di Bruno Callieri voglia dire ripercorrere la storia della psichiatria italiana ed europea del novecento e di quel processo che ha portato al riscatto della psichiatria ‘dalle pieghe dell’assurdo e dell’insignificanza anatomo-istologica, prima, psicodinamico-sociologica, durante e, biologico-molecolare, dopo’ ,come scrive Gilberto Di Petta, per giungere alla fondazione della psicopatologia antropologica di cui Bruno Callieri è stato uno dei più significativi fondatori.

Grazie Bruno, grazie per avermi accompagnato nel mondo della vita, per tutti gli incontri e l’affetto che hai voluto regalare a me, a me personalmente, ed a tutte le persone che hanno avuto la fortuna di incontrarti e ad ognuna delle quali tu hai sempre saputo rimandare la sua preziosità, la sua unicità non solo nel mondo, ma soprattutto nel tuo cuore.
Anna Ravenna

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