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Ricordando Serge Ginger: "Un Approccio Gestaltista Multireferenziale del Sogno"

Serge Ginger – Agosto 2001

Traduzione a cura di Debora Del Bianco

Pubblicato il 21 novembre 2011

 

All’interno di questo breve articolo riprenderò molto rapidamente alcuni antichi approcci tradizionali: Mesopotamia, Egitto, Grecia, Giudaismo, in più alcuni più moderni: Freud e Jung ed infine le ricerche scientifiche contemporanee.

Terminerò con un tentativo di sintesi – che sperimento con successo, da qualche anno, nel quadro delle sessioni di Gestalt-Terapia e che ho presentato spesso in Francia, così come in alcuni Paesi stranieri.

Lascerò da parte, deliberatamente, tutto l’approccio esoterico e mi atterrò ai dati scientifici ed alle attuali ipotesi delle neuroscienze.

IL SOGNO COME MESSAGGIO

Ognuno si ricorda del famoso sogno del faraone: quello delle 7 vacche grasse e delle 7 vacche magre. Per averlo saputo interpretare, Joseph uscì di prigione e divenne Primo Ministro d’Egitto.

A dire il vero, il sogno ha da sempre intrigato l’uomo, che ha sempre cercato di decodificarne i messaggi: 3000 anni prima della nostra era, in Mesopotamia già si praticava l’interpretazione poetica e l’applicazione terapeutica del sogno.

Si sa che a quel tempo l’interpretazione dei sogni costituiva un mestiere ‘venerato’. La leggenda, anzi, racconta che alla corte del Re di Babilonia c’erano 24 onirologi (specialisti dei sogni). Un giorno il Re fece un sogno che gli sembrò interessante e i 24 onirologi ne diedero 24 interpretazioni diverse (cosa che imbarazzò parecchio il Re!), le quali si verificarono tutte, dimostrando così la polisemia del linguaggio inconscio.

Presso i Greci, 420 templi d’Esculapio furono votati all’incubazione: si dormiva isolati, avvolti in una pelle di bestia insanguinata tra dei serpenti consacrati invocando un sogno preposto alla guarigione della malattia…!

I Giudei pensavano che un sogno non interpretato fosse come un libro non letto (insomma un’offesa all’autore!).

Ma di fatto chi ne è l’autore? Il sogno è l’espressione dell’inconscio del sognatore (Freud) o un messaggio venuto da chissà dove? Inconscio collettivo (Jung), messaggio ‘tranpersonale’ (Grof, Descamps) che spiegherebbe i sogni premonitori?

O non è altro che un fenomeno biologico naturale (Jouvet, Dement, Hobson)?

FREUD, JUNG… E GLI ALTRI

Per Freud il sogno era la ‘via regia’ verso l’inconscio.

Secondo Perls (che non critica il suo Maestro, almeno su questo punto!) l’analisi dettagliata di un solo sogno potrebbe nutrire tutta una terapia!

Freud pensava che i sogni avessero un potere guaritore ed il suo discepolo Ferenczi attribuiva loro un ruolo ‘traumatologico’ (avevano il potere di sciogliere e di digerire i traumi…). Questo era particolarmente vero per i sogni ricorrenti (quelli volti a mostrare progressivamente l’alone affettivo legato ad un ricordo stressante).

Per Freud il sogno non rappresenta un messaggio trascendentale dall’alto, ma un messaggio immanente dal basso, che proviene dalla ‘scatola nera’ delle pulsioni inconsce.

Jung dà al sogno un valore più elevato attribuendogli non solo delle cause psicologiche o  biografiche, ma anche una percezione incosciente del fondo culturale comune dell’umanità. Secondo lui, i sogni si estendono senza soluzione di discontinuità verso il passato così come verso il futuro: il sogno non nasconde qualche desiderio rifiutato, al contrario, rivela dei dati dell’inconscio collettivo e può allo stesso tempo rivestire un significato esoterico.

LE RICERCHE RECENTI

L’approccio psicoanalitico ha dominato nel periodo compreso tra il 1900 ed il 1960; ma non è + così oggi, soprattutto alla luce dei lavori di M. Jouvet.

Attualmente si sa che solo gli animali superiori sognano. Gli animali a sangue freddo (pesci e rettili) non sognano, anche se il loro sistema nervoso si rigenera nel corso di tutta la loro vita (neurogenesi permanente), rinnovando i propri neuroni così come accade per tutte le cellule più ‘volgari’ del loro organismo. Quindi essi sono ridotti agli istinti innati, ma non possono acquisire, né conservare degli apprendimenti.

E’ durante il sogno che i ricordi si registrano.

Durante il sogno l’animale è particolarmente vulnerabile: è provvisoriamente cieco, quasi sordo e paralizzato. Il sogno implica allora un sentimento di sicurezza.

L’uomo sogna, in media, per il 20% del tempo del suo sonno, in altri termini 100 minuti ogni notte (sia che ricordi il sogno, sia che non lo ricordi). Si sa che tutti sognano, anche se dopo 8 minuti dal risveglio, circa il 95% del contenuto dei sogni viene dimenticato.

Il feto inizia a sognare nell’utero, a partire dal 7° mese di gravidanza (e dunque ben prima di cominciare ad avere dei ricordi coscienti ‘censurati’ da rifiutare – secondo la prima ipotesi di Freud!) e il neonato continua a costruire il proprio cervello durante il 60% del suo tempo. La donna incinta raddoppia il tempo dedicato al sogno, per accompagnare la neurogenesi del suo bambino. E anzi, non è escluso che una parte dei propri sogni permetta la trasmissione inconscia di alcune esperienze della propria vita, contribuendo alla nota ‘eredità dei caratteri acquisiti’.

Il sogno è stato battezzato come ‘il cordone ombelicale della specie’: trasmette i componenti fondamentali necessari alla sopravvivenza. Ma li arricchisce e li chiarisce attraverso la registrazione delle acquisizioni dell’esperienza, permettendo quindi ‘l’individuazione’ e la costruzione della personalità (somma dell’innato e dell’acquisito).

IL SOGNO NELLA TERAPIA DELLA GESTALT (PERLS E FROM)

Vediamo ora il modo di Perls di affrontare il sogno:

“Tutti i differenti elementi del sogno sono dei frammenti della personalità. Poiché lo scopo di ognuno di noi è quello di diventare una personalità sana, in altri termini integra, c’è bisogno di riunire i diversi frammenti del sogno. Ci dobbiamo riappropriare degli elementi proiettati, frammentati della nostra personalità e recuperare quindi il potenziale nascosto del sogno.

(…) In terapia della Gestalt non interpretiamo i sogni. Invece di analizzarli li vogliamo rimettere in vita. Il modo di farlo consiste nel riviverlo come se avvenisse nel qui e ora. Invece di raccontarlo come se si trattasse di una storia passata, si tratta di metterlo in azione,  di giocarlo al presente in modo che diventi una parte di noi stessi, in cui siamo davvero implicati (coinvolti). (…)”.

Alcuni Gestaltisti, come Isadora From, considerano il sogno (soprattutto durante la notte che precede o segue una seduta di terapia) non solo come una proiezione ma anche come una retroflessione: il dormiente dice inconsciamente a se stesso delle cose per non dirle chiaramente al suo terapeuta. Per un paziente in terapia il sogno non è mai solo un sogno; è un sogno che il cliente va a raccontare al suo terapeuta.

From reintroduce + o – esplicitamente il concetto di transfert.

CONCRETAMENTE: 8 APPROCCI SUL SOGNO

Ci sono allora almeno 8 aspetti terapeutici del sogno – che possono essere combinati armoniosamente e che ricapitoleremo, di seguito:

1.       Il sogno di per sé, possiede, come abbiamo visto, molte funzioni terapeutiche naturali, funzioni biologiche d’adattamento e d’autoregolazione che tuttavia non ne implicano necessariamente un ricordo cosciente: revisione e manifestazione del nostro patrimonio genetico, individuazione del comportamento (Jouvet), dissoluzione progressiva dei traumi (Ferenczi).

2.     La semplice ripetizione verbale del sogno al risveglio è utile dal momento che permette un migliore accesso alla coscienza, delle associazioni spontanee e un’eventuale sdrammatizzazione.

3.     L’interpretazione del sogno attraverso delle associazioni relative al suo contenuto o alla sua forma, la sua decodifica simbolica (Freud) permette un ricco affondo nell’inconscio individuale.

4.     Il riferimento ad un simbolismo universale, all’inconscio collettivo (Jung) apporta una dimensione spirituale e tranpersonale.

5.     Il sogno come proiezione di colui che dorme (Perls) induce all’integrazione delle diverse sfaccettature dell’individuo per riappropriazione successiva di elementi, a priori disparati.

6.     Il sogno come retroflessione (From) permette di arricchire lo scambio terapeuta-cliente che dimora nel cuore di tutte le psicoterapie, soprattutto quella gestaltica.

7.     Il sogno può essere trattato come una Gestalt incompiuta (Ginger): in effetti la natura ha previsto che per quel che riguarda la coscienza avviene tutto come la digestione. Se quest’ultima diventa cosciente (es. pesantezza di stomaco), significa che qualcosa non va. Allo stesso modo se il sogno riaffiora spontaneamente alla coscienza al risveglio, significa che qualcosa non è stato completamente ‘digerito’. In questo caso si aiuta il cliente a portare avanti il suo lavoro interrotto. Si potrà allora proporre al cliente di raccontarlo al presente, o di terminarlo a suo gusto, assumendosene la responsabilità (il suo sogno gli appartiene!!) e agendolo (monodramma o psicodramma), allo scopo di eliminare la tensione psichica inconscia relativa ad una situazione incompiuta e di poter costruire da sé il proprio avvenire.

8.     Possiamo infine utilizzare il sogno come semplice pretesto (e non come un testo da decifrare!). Serve allora, in qualche modo, come qualcosa da cui iniziare e il terapeuta si concentra, in seguito, essenzialmente sulla sua forma, vale a dire sul ‘come’ e non sul ‘che cosa’ (il contenuto): sarà attento al tono di voce, alla postura, ai gesti…il cliente lavorerà, così, nel qui ed ora della relazione con il terapeuta, potendo arrivare, talvolta, a dimenticare il contenuto del suo sogno.

 

Per saperne di più:

GINGER Serge e Anne (1987): La Gestalt, une thérapie du contact. Hommes et Groupes. 6° édition. Paris, 2000. 535 pages. 30 €

GINGER Serge (1995): La Gestalt, art du contact. Coll. de poche Marabout, Hachette. 5° édition. Paris 2001. 290 pages. 9 €

PERLS Fritz (1969): Gestalt Therapy Verbatim. Tradotto in francese da: Réves et existence en Gestalt-Thérapie. Paris, l’Epi, 1972 (esaurito).

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