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Supervisione con Anna Ravenna


Dettaglio eventi

Questo evento si ripete dal 11 marzo 2015 fino al 6 dicembre 2017. Il prossimo appuntamento sarà il 27 settembre 2017 19:00


Calendario 2017

Sede Piazzale Medaglie d’oro 20, sc B int. 21

Partecipazione saltuaria al gruppo 50 € (la prenotazione deve essere fatta una settimana prima dell’incontro all’indirizzo e-mail della dott.ssa Ravenna: annaravenna1944@libero.it.)

12 incontri 450€, 10 incontri 375€  (la prenotazione va fatta telefonicamente o per e-mail per un lavoro)

MARATONA di supervisione a Gallipoli

dal 28 agosto (ore 9,00) al 1 settembre (ore 14,00) 2017

480€ + IVA

comprensive di sistemazione in camera singola o doppia a seconda della disponibilità
20%di sconto per allievi IGF

 1. 25 gennaio
2. 15 febbraio
3. 1 marzo
4. 22 marzo
5. 12 aprile
6. 10 maggio
7. 14 giugno
8. 12 luglio
9. 27 settembre
10. 18 ottobre
11. 8 novembre
12. 6 dicembre

La formazione dello psicologo/psicoterapeuta si fonda su tre fattori essenziali: l’apprendimento teorico, il processo di formazione personale e la supervisione.
Il modo di combinare tra loro questi fattori porta a differenziare due modalità formative diverse, da una parte quella esperienziale (s’impara intraprendendo un percorso di terapia personale e sperimentandosi nell’offrire sostegno prima ai colleghi della formazione e poi alle persone che lo richiedono mentre si è seguiti in supervisione); dall’altra l’apprendimento teorico, intellettuale o discorsivo, fondato sul leggere, studiare, riflettere e confrontarsi su temi quali diagnosi, modalità di intervento, fondamenti della relazione psicologico-psicoterapeutica e così via.
Benché ci siano programmi formativi che si fondano più sul primo modello configurando la relazione di apprendimento come relazione maestro-apprendista, ed altri più sul secondo (professore-allievo), si tratta in effetti di due diversi approcci, l’approccio fenomenologico e l’approccio epistemologico, la cui complementarietà è necessaria per una buona formazione.
In ogni caso, non smettere, nel corso degli anni, di lavorare per creare sempre maggiore apertura, consapevolezza e autenticità, non solo nell’altro ma sopratutto in se stessi, costituisce l’aspetto nucleare, il fuoco, la passione che può alimentare la fantasia e la creatività dello psicoterapeuta sottraendolo all’ansia di “fare bene”, al bisogno di controllo, al desiderio di potere, al piacere della gratificazione narcisistica nonché alla relativa risposta aggressiva verso persone che “non rispondono alle cure”.
La supervisione aiuta a conoscere e gestire anche le modalità più nascoste e quindi più insidiose del carattere, del proprio modo di stare al mondo attraverso risposte emozionali prima ancora che comportamentali, aiuta, in altre parole, a proseguire il lavoro, iniziato nella psicoterapia personale entrando in contatto con sensazioni ed emozioni alle quali, in altri contesti, non si presterebbe attenzione.
Nella Psicoterapia della Gestalt, la supervisione non è un modo per rendere conto ad uno psicoterapeuta più esperto del proprio modo di condurre i trattamenti, quest’ultimo non deve insegnare o controllare modalità “giuste” di lavoro e colmare l’ignoranza del terapeuta. Se esistessero modalità “giuste” per  condurre una “buona” psicoterapia, i professionisti si troverebbero trasformati, attraverso la formazione e la supervisione, in “robot” ( Lacan,  Varianti della cura –tipo (1955) in Scritti, Einaudi, Torino, 1974 , Vol. I (pag.350-3)
In Gestalt, il “non sapere” non è considerato la negazione del sapere, ma è coltivato come una spinta appassionata all’interrogarsi, all’aprirsi del dubbio, alle mille possibilità che la situazione dischiude, all’incertezza con cui incamminarsi nella costruzione con l’altro in un percorso sempre nuovo perché ogni passo è co-costruito qui ed ora nel contesto della relazione.
Nel modello gestaltico, la supervisione aiuta nell’analisi del transfert del terapeuta, aiuta alla consapevolezza del suo vissuto, delle emozioni che lo attraversano e che, rese fluide dal lavoro su se stessi, entrano nel percorso terapeutico come fondamento dell’ empatia e dell’etica relazionale, che è ben più del controtrasnfert indotto dal transfert del cliente (e del quale il terapeuta  può fare un uso adeguato al contesto) come si intende nella Psicoanalisi classica. Nella Psicoterapia della Gestalt il transfert del terapeuta è lo strumento fondamentale di conoscenza e partecipazione come fondamento dell’esser-ci e della reciprocità trasformativa che conferisce quel aspetto dinamico e olistico di coinvolgimento reciproco che sembra costituire l’elemento più autenticamente trasformativo nella relazione psicoterapeutica.

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